Cerimonia del tè in Oriente, scopriamo insieme come si svolge questo affascinante rituale

In Oriente il tè costituisce la bevanda principale, proprio come l’acqua, con una storia antica alle spalle e che trova la sua massima espressione nella ben nota Cerimonia del tè, che è il nome occidentale di Cha no yu (acqua calda per il tè).

Questo tipo di usanza millenaria, ha radici profonde e si basa sulla disciplina Zen. Non solo quindi un modo di preparare e bere del tè, ma un vero e proprio rituale religioso, sociale e spirituale.

Storia

In Giappone la pianta del tè di tipo matcha, fu importata dopo il 1100 dal monaco Elisai, di ritorno da un pellegrinaggio in Cina.  Con essa arrivò anche il rituale della cerimonia diffusa primariamente durante la dinastia dei Song (960-1279), che ne fecero un passatempo mondano e dall’aspetto sfarzoso. Furono poi alcuni monaci Zen ad elaborare un primo cerimoniale che bandisse ostentazioni e opulenza, restituendo a rito del tè la stessa semplicità che era precedentemente nei monasteri buddhisti: bere del tè durante la meditazione per restare svegli, soprattutto durante il duro periodo di apprendimento.

Di questa cerimonia divenne promotore, intorno al 1489, lo shogun Yoshimasa, mecenate della poesia e delle arti, amante delle tradizioni e affascinato dall’arte zen. Lo shogun introdusse gli oggetti essenziali che ancora oggi si ritrovano nel cerimoniale ed alcuni aspetti che riflettono l’importanza interiore di questo rito.

Alla sua morte, la tradizione andò persa durante le guerre civili, finché arrivo nel 1550 un monaco zen, Takeno Joo, a sviluppare nuovi aspetti del cerimoniale, grazie anche al rinnovato slancio della cosiddetta “via del tè”. Il terzo maestro a diffondere questa cerimonia fu Sen no Rikyu, altro monaco zen, grazie soprattutto alla sua amicizia con lo shogun. Persone di tutte le estrazioni sociali poterono avvicinarsi a questa disciplina e rituale, che divenne pratica abituale nella corte imperiale, come pure negli ambienti più poveri.

La famiglia Sen portò avanti negli anni il rituale, tramandandolo e permettendo di impararla con delle apposite scuole, che ancora oggi sono presenti, con diverse filosofie di pensiero, ma la cui base è sempre la stessa da centinaia di anni.

I principi Zen

La cerimonia del tè di Sen no Rikyu si basa su quattro principi cardinali, a cui fanno riferimento tutte le scuole:

Armonia – Una dimensione spirituale che ponga ospite e invitato sullo stesso piano, mettendoli in correlazione spirituale con il ritmo delle cose e della natura, in modo semplice e spontaneo, senza estremismi. Trovare equilibrio con le persone e gli oggetti che ci circondano.

Rispetto – Il riconoscere la dignità di tutte le cose, partendo proprio dagli oggetti più semplici, fino all’essenza di tutto ciò che ci circonda.

Purezza – Riferita non alla pulizia e alla bellezza, ma purezza della nostra mente, che deve essere resa scevra da preoccupazioni e vincoli al fine di accogliere nuove esperienze e tutto il bello delle piccole cose. Rendere appunto ordinata la cerimonia e la stanza, è mettere ordine nella nostra mente e nella vita.

Tranquillità – Distaccarsi da beni e vincoli materiali per abbracciare la natura, l’essenza di ciò che ci circonda, allontanandosi dal mondo, sebbene in compagnia di altri, cercando la serenità.

La cerimonia e la stanza

La cerimonia si svolge in una piccola stanza, nella quale si accede da una bassa porticina, che costringe chi entra a piegarsi in segno di umiltà e rispetto. La stanza è costituita da un tatami e una piccola nicchia dove è appeso il Tokonoma, un rotolo con disegni o scritture poi vi trovano posto il chabana, un piccolo vaso con fiori di stagione e composizioni, simile all’ikebana e il toko-bashira, un palo di legno grezzo.

Gli strumenti per il rituale trovano posto sul tatami e cambiano a seconda della stagione e del tipo di cerimonia e vengono collocati in ordine dal teishu, ossia chi preparerà il tè. Nella forma semplice del rito, usucha (leggero), si inizia mangiando un piccolo dolce partendo dal primo ospite, mentre viene preparato il tè, che viene poi bevuto con lo stesso ordine, scusandosi col commensale successivo che ci permette di bere per primo. Nessuno prevarica l’altro, si ringrazia per averci dato l’opportunità di bere prima e si prosegue.

Prima di bere, ogni commensale deve ruotare la tazza, in modo da mostrare la rifinitura, a chi serve il tè, poi sorseggiare, pronunciare alcune parole di apprezzamento, pulire il bordo della tazza e appoggiarla di fronte. Quando tutti hanno effettuato questo rito, l’ospite pronuncia una frase celebrativa, proprio perché il rito del tè viene visto come una celebrazione.

Le tazze vengono riprese dal teishu e lavate, mentre gli ospiti chiedono e ottengono il permesso di esaminare gli utensili come il cucchiaino di bambù e il contenitore del tè, che vengono osservati con cura a turno. L’ospite recita una poesia o una frase simbolica in accordo e armonia col periodo e la stagione. La cerimonia termina con un inchino da parte di tutti, ospite e invitati.

Le varie preparazioni a tema sono dette temae e prevedono utensili e servizi diversi, a seconda del tipo di cerimonia, che sia semplice o complessa. Gli oggetti sono essenziali e senza fronzoli ma hanno una grande importanza espressiva e stanno a simboleggiare lo scorrere del tempo che rende gli oggetti affascinanti, proprio per quella patina di dolcezza e bellezza che solo il tempo sa donare alle cose e ai momenti. La stanza è semplice, lontana dall’ostentazione e deve riportare ai valori di semplicità, trasportando l’invitato e l’ospite in un luogo senza preoccupazioni e attaccamento ai beni materiali.

Queste precise regole servivano proprio a mettere tutti sullo stesso piano, rendendoli uguali e senza distinzione alcuna. Non ci stupisce, quindi, che la cerimonia del tè vada ben oltre un semplice sorseggiare la bevanda, ma abbracci filosofia, educazione, cose, persone, passato e presente.