L’artrosi, detta anche più correttamente osteoartrosi o osteoartrite, è una patologia che coinvolge dapprima le cartilagini, distruggendole più o meno estesamente e velocemente, per poi interessare anche strutture adiacenti, come l’osso e la membrana sinoviale.

La degenerazione delle cartilagini, che riguarda circa 4 milioni di italiani, si può prevenire controllando il peso ed evitando la sedentarietà. E si può anche arginare, se diagnosticata precocemente

L’osteoartrosi erode le cartilagini
L’artrosi, detta anche più correttamente osteoartrosi o osteoartrite, è una patologia che coinvolge dapprima le cartilagini, distruggendole più o meno estesamente e velocemente, per poi interessare anche strutture adiacenti, come l’osso e la membrana sinoviale. Ciò che accade è molto semplice. La cartilagine, che è un tessuto che riveste e protegge ogni articolazione, può usurarsi fino a scomparire, scatenando un attrito anomalo tra i capi ossei a ogni movimento. Queste strutture, che sfregano innaturalmente le une sulle altre, a lungo andare si deteriorano e provocano dolore, rigidità, tumefazione e limitazione funzionale.

Come si manifesta l’osteoartrosi
«Di solito il dolore artrosico è “meccanico”, cioè tende ad aumentare con la mobilità e si riduce con il riposo, specialmente nelle ore notturne». Così lo definisce Giovanni Minisola, presidente emerito della Società italiana di reumatologia e direttore scientifico della Fondazione ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma. «I problemi articolari, invece, si presentano soprattutto al mattino e si attenuano con il movimento, che è comunque gravoso e faticoso. Se a essere colpite sono le ginocchia e le anche, ad esempio, si fa molta fatica a salire e scendere le scale. Se il problema riguarda le mani e i polsi si può avere difficoltà ad aprire un barattolo, una finestra, un rubinetto o a stringere la mano a qualcuno in segno di saluto. Infine, non è raro avvertire i cosiddetti scrosci articolari. Si tratta di quella sorta di scricchiolii interni, dovuti alla frizione delle strutture prive di cartilagine».

I fattori predisponenti
Questa sintomatologia si riscontra più spesso nelle persone anziane. Fino a poco tempo fa però si credeva che la colpa fosse da attribuire esclusivamente alla senilità. Oggi è chiaro che esistono anche altri fattori predisponenti, legati perlopiù alle consuetudini individuali e agli ambienti in cui si vive. «L’alimentazione, ad esempio, sembra giocare un ruolo particolarmente determinante. L’adipe non solo grava sulle articolazioni e sulle strutture che fungono da ammortizzatori, come le anche, le ginocchia e le caviglie. Favorisce anche la produzione di sostanze proinfiammatorie che contribuiscono al deterioramento cartilagineo».

Gli altri fattori di rischio dell’osteoartrosi
«I traumi o i microtraumi reiterati in rapporto a specifiche pratiche sportive o attività lavorative, e le passate fratture, specie se si sono verificate in prossimità di sedi articolari, possono favorire l’insorgenza di artrosi. Anche la sedentarietà o gli atteggiamenti lavorativi che richiedono posizioni forzate o sovraccaricano le articolazioni, come l’utilizzo di un martello pneumatico o l’uso continuato di mouse e tastiera sono fattori di rischio». Nonostante, poi, non siano ancora stati identificati i geni coinvolti nel processo degenerativo della malattia, è ormai noto che esista anche una predisposizione genetica. Secondo quanto riporta il ministero della Salute il 30% dei casi di artrosi al ginocchio e il 50% di quelli all’anca sono sostenuti da fattori genetici che interessano la cartilagine.

Incidenza dell’osteoartrosi
«Sappiamo che l’osteoartrosi è più frequente nel sesso femminile, specialmente dopo i 50 anni. In più le popolazioni asiatiche sono meno esposte di quanto lo siano quelle caucasiche, alle quali noi apparteniamo».

Come si previene
Lavorando sui fattori di rischio controllabili si può prevenire l’usura eccessiva delle cartilagini. «Ma non si può pretendere di iniziare a farlo quando i sintomi sono già consolidati e costanti e la verde età è solo un ricordo lontano. Bisogna darsi da fare sin da quando si è giovani, possibilmente già nell’adolescenza». «È fondamentale focalizzarsi sul controllo del peso corporeo. Bisogna seguire nel corso degli anni una dieta ricca di frutta, verdura, carne bianca, cereali integrali e pesce, per tenere alla larga sovrappeso e obesità».

Muoversi sempre
A un’alimentazione sana, però, va sempre unita l’attività fisica, che si traduce anche in piccoli gesti quotidiani. Ad esempio meglio preferire le scale all’ascensore, scendere dal tram una fermata prima e parcheggiare l’auto un po’ più distante dall’abitazione o dal luogo di lavoro. Ciò favorisce la funzionalità delle articolazioni e il mantenimento del tono e del trofismo muscolare. Oltre a prevenire l’insorgenza dell’artrosi, gli stili di vita sani e corretti contribuiscono anche a rallentarne il decorso, l’estensione e la gravità».

Come si tiene a bada l’osteoartrosi
Se il dolore articolare dovesse comunque comparire, soprattutto senza preavviso e in assenza di movimenti, sforzi o attività particolari che potrebbero averlo scatenato, sarebbe meglio consultare subito il proprio medico di famiglia o, eventualmente, uno specialista, i quali sapranno indicare la cura migliore. «Il più comune intervento farmacologico, soprattutto se la malattia è in fase dolorosa e la funzionalità articolare è conseguentemente limitata, è rappresentato da agenti antidolorifici e antinfiammatori non cortisonici. Si assumono per brevi periodi, quanto basta per controllare la sintomatologia e recuperare la piena mobilità articolare».

Non solo antidolorifici e FANS
«La terapia dell’artrosi prevede anche l’impiego di farmaci noti come condroprotettori. Si tratta di farmaci che stimolano i processi di riparazione della cartilagine attraverso l’inserimento dei costituenti della matrice. Questa terapia, che deve essere protratta nel tempo, si basa soprattutto sulle iniezioni intrarticolari di acido ialuronico a basso e alto peso molecolare. A seconda della sede e dello stato di malattia, può essere presa in considerazione la terapia iniettiva intra-articolare con acido ialuronico o con cortisone, secondo criteri di somministrazione da valutare caso per caso». Tuttavia nei casi più gravi, è necessario l’intervento chirurgico per l’applicazione di protesi articolari, che oggi possono durare anche 20 anni.
Nuove terapie all’orizzonte

«Questo è attualmente lo stato dell’arte relativo alle cure di questa patologia». «Modalità di trattamento più recenti, come il PRP (plasma ricco di piastrine). È impiegato con l’obiettivo di stimolare la rigenerazione del tessuto cartilagineo,
sono in fase di costante valutazione. All’orizzonte vi sono terapie particolarmente innovative. Le più promettenti sono quelle che utilizzano cellule mesenchimali multipotenti, gli inibitori delle molecole che favoriscono l’insorgenza dell’artrosi e farmaci biologici a scopo antidolorifico.

La fisioterapia è consigliata
In tutti questi casi, qualora l’articolazione colpita fosse suscettibile di un miglioramento sul piano sintomatico, reso possibile anche dalla tempestività della diagnosi, il medico può consigliare in aggiunta anche un trattamento fisioterapico a scopo antalgico.

Chiara Caretoni


 
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