Meditazione Vipassana

La meditazione vipassana è un metodo buddista per uscire dalle sofferenze purificando la mente. 

Accenno storico

Viene considerata la pratica di meditazione insegnata dal Buddha stesso 2500 anni fa, e anche se la forma specifica della pratica può variare, è la base di tutte le tradizioni di meditazione buddista, come metodo per uscire da ogni tipo di sofferenza.

Nata in India come tecnica spirituale, questa forma di meditazione non rientrava in nessun corpus religioso o filosofico. Scopo della meditazione vipassana è raggiungere la comprensione della vera natura della mente e della materia.

I fondamenti di questa tecnica sono descritti nel “Discorso sui fondamenti della presenza mentale(Satipatthanasutta)” del Buddha Gautama Siddharta. Tra coloro che hanno apportato progressi alla tecnica di meditazione vipassana, vanno ricordati il monaco Mahasi Sayadaw (1904-1982) e il laico U Ba Khin (1899-1971).

In cosa consiste la pratica

La meditazione vipassana consiste in una tecnica pratica di auto-osservazione, che conduce alla graduale purificazione della mente e alla piena consapevolezza di sé e del proprio corpo.

Si basa sull’auto-osservazione del respiro, della postura, delle sensazioni e di ogni minima parte del corpo per condurre alla graduale purificazione della mente e alla piena consapevolezza di sé e del proprio corpo.

Descrizione della tecnica

In pratica la meditazione vipassana si svolge in un insieme di momenti dedicati alla contemplazione, che si focalizzano sul corpo (respiro, postura, parti e azioni del corpo), sulle sensazioni, sulla mente e sugli oggetti mentali.

Così facendo, la vipassana individua cinque diversi ostacoli:

  • desiderio sessuale
  • malizia
  • indolenza
  • ansia
  • dubbio

Ai cinque ostacoli vanno contrapposti sette fattori del risveglio:

  • presenza mentale
  • investigazione dei fenomeni
  • risveglio dell'energia
  • gioia
  • serenità
  • concentrazione ed equanimità.

La meditazione vipassana che porta alla consapevolezza di sé non deve limitarsi al momento della pratica, ma dovrebbe essere presente in ogni momento della giornata, in ogni cosa che si sta facendo.

Questo non avviene all’inizio della pratica, ma con la costanza si arriva ad essere consapevoli e ad osservare il proprio respiro e le sensazioni del proprio corpo, collegate entrambe con le negatività mentali.

Questo permetterà di affrontare i problemi così come si presentano invece di sottrarsi ad essi.

Benefici della Vipassana

Lo scopo della Vipassana è il raggiungimento dell’illuminazione spirituale.

Durante la pratica si raggiungono elevati livelli di consapevolezza che apportano i seguenti benefici:

  • Distruggere limitazioni e condizionamenti mentali
  • Sbloccare nodi emotivi
  • Rilasciare tensioni nel corpo
  • Favorire l’auto-guarigione
  • Migliorare la propria personalità e trovare il proprio centro
  • Eliminare le tendenze della mente alla negatività ed abitudini disfunzionali
  • Aumentare la capacità di gestire eventi impegnativi e stressanti
  • Si emana un senso di pace e confidenza che può essere percepito dagli altri

Questi benefici sono raggiungibili grazie al fatto che questo tipo di meditazione viene praticata in 4 grandi aree concettuali:

  1. L’attenzione del corpo ovvero sensazioni fisiche, piccoli dolori, comodità o scomodità della postura, etc…
  2. L’attenzione ai sentimenti e alle sensazioni dove si approfondisce l’indagine alle sensazioni primarie in merito al comfort, alla piacevolezza della pratica, etc…
  3. L’attenzione agli stati della mente dove si prende consapevolezza dell’alternarsi dei pensieri, osservandone la nascita e la “morte” in un ciclo continuo e, potenzialmente, infinito.
  4. L’attenzione agli oggetti mentali: si registra il contenuto dei pensieri senza analizzarli.

Dove si può praticare la meditazione Vipassana

La sperimentazione della meditazione vipassana deve essere intraprese da chi è fortemente motivato in quanto prevede un ritiro residenziale, della durata solitamente di dieci giorni organizzato in centri di meditazione, meglio se accreditati dall’UBI (unione buddista italiana).

I primi tre giorno sono dedicati all’esercitazione dellanapanasati, all’osservazione delle sensazioni connesse alla respirazione, concentrandosi sul punto di contatto all’ingresso delle narici dell’aria inspirata. Una volta raggiunto il livello di concentrazione mentale adatto, lo si sfrutterà per penetrare il corpo e la mente verso la profonda comprensione della realtà, il vipassana appunto.

I ritiri vipassana sono caratterizzati da una serie di precetti e regole da dover osservare, che comprendono orari, assunzioni di cibo e atteggiamenti verso sè stessi e gli altri, inoltre prevedono di lasciare fuori ogni tipo di connessione con l’esterno come apparecchiature elettroniche e anche lo stesso orologio.

Durante tutto il corso della pratica il praticante rimarrà in costante contatto con il respiro che sarà lento e profondo.

Curiosità

Vipassana è una parola in pali, la lingua dei primi testi buddisti, che significa “vedere in profondità”, “osservare le cose così come sono nella realtà” e non come appaiono. Il termine si compone del prefisso vi e la radice -passana, che deriva dal verbo pali "osservare", "guardare".

Sono stati condotti più di 40 studi scientifici che coinvolgono la Vipassana ed è stato dimostrato che questa forma di meditazione trasforma il cervello migliorando notevolmente la sua efficienza.